libro: “Lo sguardo che ascolta e dice” poesia di Adriana Soares

Schermata 12-2458089 alle 20.00.27.png

Raccolta di poesie scritta dall’artista fotografa e pittrice, Adriana Soares, che raccoglie in questo suo secondo libro una selezione di ottanta cinque liriche. Le poesie scelte per questa pubblicazione fanno parte di una vasta produzione poetica che completano l’eclettismo creativo dell’autrice, iniziato con la fotografia d’autore in seguito evoluta nella pittura, riscontrando un grande apprezzamento di pubblico e di critici. Le poesie di questo libro sono caratterizzate da una presentazione dei testi originale, suddivise in strofe dal ritmo incalzante, narrano emozioni, raccontano il vissuto interiore dell’autrice. Una raccolta di emozioni e pensieri. Un viaggio nel suo universo inquieto e profondo; come innumerevoli diapositive di un vissuto denso di domande e di verità aspre come risposte.

Come per i suoi quadri, le poesie di Adriana Soares sono legate al filo conduttore del ricordo di un passato a volte dolente, sono una denuncia, ma anche un monito a tutti noi, perché i temi affrontati della nascita, della morte, della casa, della famiglia e dell’abbandono riguardano in fondo tutti noi. La vanità, l’egoismo, ed, in generale, quei sentimenti che non nobilitano l’animo umano, sono trattati dall’autrice con struggente umanità e lucida analisi, ma anche con speranza. Speranza nella redenzione del cambiamento, che solo una personalità ricca e profonda come la sua è in grado di cogliere e raccontare. Se la poesia è una forma di memoria, quella della Soares, cerca di raccogliere il suo reale, che è quello di tutti, e di raccontarlo ed interpretarlo.

E’ come se tenesse le sue mani a conca e cercasse di raccogliere l’acqua cristallina e dolce. Lei raccoglie il suo senso della realtà che si confonde col sogno e la fantasia, per cercare di trattenerlo e custodirlo con sé. Leggere le sue poesie è come immergere le mani a conca in quel reale. Sarà ogni volta diverso e sfuggente. Un attimo limpido, tenero, ma anche, graffiante, pungente, avvolgente, unico.

Acqua viva!

 

“Attese e ritorni” poesia di Adriana Soares

Libro di poesie scritto dall’artista fotografa e pittrice Adriana Soares, che raccoglie in questo suo primo libro una selezione di circa settanta liriche. Le poesie scelte per questa pubblicazione fanno parte di una vasta produzione poetica che completano l’eclettismo creativo dell’autrice, iniziato con la fotografia d’autore in seguito evoluta nella pittura, riscontrando un grande apprezzamento del pubblico e dei critici. Le poesie di questo libro, caratterizzate da una presentazione dei testi originale, suddivise in strofe dal ritmo incalzante, narrano emozioni, raccontano il vissuto interiore dell’autrice. Come per i suoi quadri, le poesie di Adriana sono legate al filo conduttore del ricordo di un passato a volte dolente, sono una denuncia ma anche un monito a tutti noi, perché i temi affrontati della nascita, della morte, della casa, della famiglia e dell’abbandono riguardano in fondo tutti noi. La vanità, l’egoismo, ed, in generale, quei sentimenti che non nobilitano l’animo umano, sono trattati dall’autrice con struggente umanità e lucida analisi, ma anche con speranza, speranza nella redenzione del cambiamento, che solo una personalità ricca e profonda come la sua è in grado di cogliere e raccontare.

Il mondo incantato di Adriana Soares

di Niky Marcelli

“Dalla grandezza dell’Universo, un micro mondo prende respiro, pulsa, scalcia, vibra…” Sono versi di Adriana Soares, splendida e grandissima foto-artista, che si è scoperta anche interessantissima poetessa. E siccome si suol dire che ognuno giudica il mondo secondo i propri occhi, viepiù quando si tratta degli occhi del poeta e dell’artista, ecco che l’incipit del carme che Adriana ha dedicato alle stelle, diventa la chiave di lettura perfetta per tentare di definire e capire il suo mondo e la sua arte. Un mondo visionario e incantato dove tutto si miscela e si fonde in un continuo gioco all’inseguimento tra immagine fotografica e tratto di pennello.

Una continua sovrimpressione di forma e colore che si intrecciano come in una danza – ora un valzer romantico, ora una scatenata samba – rendendo ogni opera un carosello di emozioni. Per dirla ancora con i versi di Adriana: “Non ne esistono due uguali. Ciascuno brilla con la luce propria, diverso dagli altri.

Ci sono fuochi grandi, fuochi piccoli, ce ne sono di tutti i colori… Fuochi sereni che si alimentano dall’aria rarefatta, tranquilla, poi c’è il fuoco pazzo che riempie lo spazio circostante di lapilli infuocati…” E ancora, “ogni elemento fa parte del tutto ed il tutto esplode, portando via l’ovvio”.

Racchiude in ogni opera l’anima e l’essenza stessa dell’artista, che prende per mano chi vi si pone dinnanzi e lo conduce in un viaggio sia fisico che onirico, laddove – sempre citando le poesie di Adriana Soares che accompagnano il visitatore lungo il percorso della mostra – “ciò che resta impresso non sono i luoghi e i colori. Ciò che resterà per sempre sono le esperienze e le sensazioni”.

Corriere della Sera 31/ 05/ 2017

 

Per l’aquisto:

https://www.amazon.com/ATTESE-RITORNI-poesia-BOTTIGLIA-Italian/dp/197330659X/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1511383219&sr=1-1&keywords=attese+e+ritorni

“QUELLE VISIONI ONIRICHE CHE TI CAMBIANO LA VITA”

“QUELLE VISIONI ONIRICHE CHE TI CAMBIANO LA VITA”

Cosa sono i sogni? Sicuramente sono un mistero, dei  miracoli. Potrebbero essere anche considerati  come dei sentieri sconosciuti,  capaci di offrire vittorie luccicanti o nascondere dei pericoli mortali, che possono, quindi,  facilmente realizzarsi o in un fiume di lacrime affogare…

Quante volte un sogno non vi ha cambiato il modo di affrontare la giornata? Nel mio caso, vi è stato un sogno avuto da bambina che ha fatto molto di più… sarà stato un caso, ma la mia vita ha dimostrato che i casi non esistono… anzi sembra che ci sia un disegno molto particolare e del tutto difficile da interpretare o da anticipare. Questo sogno ha anticipato un evento drammatico che ha segnato la mia esistenza come se fosse stato una premonizione. Mi ricordo in modo chiarissimo che mi trovavo nel salotto di casa mia in Brasile, perché quando ho avuto quel sogno avevo non più di 6 anni. Ero lì, in mezzo alla stanza, stranamente vuota ed avvolta in un biancore innaturale, puro persino abbagliante… ciò che rendeva il tutto alquanto strano, era il silenzio che incorniciava quel momento di solitudine. Strano, perché casa mia era sempre immersa nel calore di voci amiche, delle vicine di casa, che spessissimo ci facevano visita come in una sorta di processione… in campagna è tutto più semplice, più immediato e senz’altro più diretto e vero… mi trovavo lì, e mi sentivo strana come se fossi stata in attesa di qualcosa di inevitabile. Ad un certo punto, dal soffitto si apre una sorta di varco, un passaggio da dove mi sembrava di intravedere un cielo notturno, sereno e gremito di stelle luccicanti. In quel momento mio padre si affianca a me, è stato un attimo, perché non mi ero accorta che stesse lì fino al momento in cui si avvicinò a me, è stata una presenza, un soffio, una carezza… da quel varco si immette in modo naturale  un grande tappeto che fluttuava nell’aria con sopra un uomo vestito di bianco, così luminoso che mi sembrava che diffondesse lui stesso luce; nel mio immaginario infantile, poteva essere Gesù… si ferma e mio padre sale su lentamente, si siede a fianco di quella presenza e spariscono dallo stesso varco in cui era entrato… lasciandomi lì disperata sotto e dietro di loro… non riuscivo a capire perché mio padre mi avesse lasciata lì, da sola… mi ricordo di essermi svegliata sconvolta e quasi sotto shock. Ma ero confortata del fatto che mio papà c’era, non mi aveva abbandonata… ma mi illudevo, perché  da lì a pochi giorni, il mio papà se ne andò per sempre, lasciando le sue tre donne sole. Questo sogno, come altri hanno anticipato eventi e situazioni di cambiamento della mia vita. Sarà stato un caso, ma di certo mi ha fatto cambiare… ed i sogni per me potrebbero essere sempre portatori di messaggi… forse.

VANITA’ issue #19 spring 2011

issuu.com

Il magazine fashion per il tuo shopping.

Se vi và…. alla pg. 49 lì troverete un mio articolo sui Sogni: “QUELLE VISIONI ONIRICHE CHE TI CAMBIANO LA VITA” Buona Lettura!!!!!

http://issuu.com/vanitaonline/docs/vanita_issuu19

ph. Adriana Soares

Una riflessione semplice

Lo zio Whitman rivela quanto sia indispensabile la poesia nella nostra vita, noi non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino o ci attribuisce quel tocco di charme, noi leggiamo e scriviamo poesie perchè siamo umani, pieni di passione, emozioni, energie, sentimenti e anima. Il denaro, la tv, il lavoro.utile al nostro sostentamento ma la poesia, un volto, la danza, la musica, la bellezza, il romanticismo, l’amore….sono queste le cose che ci tengono in vita. Citando Whitman:

Ahimè! Ah vita! Di queste domande che ricorrono, degli infiniti cortei di senza fede, di città piene di sciocchi, di me stessa che sempre mi rimprovero, (perché chi più sciocca di me, e chi più senza fede?) di occhi che invano bramano la luce, di meschini scopi, della battaglia sempre rinnovata, dei poveri risultati di tutto, della folla che vedo sordida camminare a fatica attorno a me, dei vuoti ed inutili anni degli altri, io con gli altri legato in tanti nodi, la domanda, ahimè, la domanda così triste che ricorre – Che cosa c’è di buono in tutto questo, ahimè, ah vita?

Risposta

Che tu sei qui – che esiste la vita e l’individuo, che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi con un tuo verso. (Walt Whitman)

Io ho scelto di compiere questo viaggio ricordando sempre che guardo il mondo intorno con i  miei occhi e le sensazioni che ne ricevo distinguono tutto ciò che non è anima, il dominio sulle cose ma sopratutto mi regalano la conoscenza, poter colloquiare attraverso un libro con dei geni, sublimare i miei pensieri e il mio corpo nello spirito…

No. La vita non mi ha disilluso. Di anno in anno la trovo invece più ricca, più desiderabile e più misteriosa – da quel giorno in cui venne a me il grande liberatore, quel pensiero cioè che la vita potrebbe essere un esperimento di chi è volto alla conoscenza – e non un dovere, non una fatalità, non una frode. E la conoscenza stessa: può anche essere per altri qualcosa di diverso, per esempio un giaciglio di riposo o la via ad un giaciglio di riposo; oppure uno svago o un ozio; ma per me essa è un mondo di pericoli e di vittorie, in cui anche i sentimenti eroici hanno le loro arene per la danza e per la lotta. “La vita come mezzo della conoscenza” – con questo principio nel cuore si può non soltanto valorosamente, ma perfino gioiosamente vivere e gioiosamente ridere. Friedrich Nietzsche

Occhi d’artista …

Occhi d’artista …

Che cosa hanno di particolare gli occhi del pittore, del fotografo, dell’artista per potere cogliere la bellezza in un’immagine che alla visione tua o altrui passerebbe inosservata?

Sanno percepire la realtà nella sua natura di perfezione e desiderano esprimerla, condividerla con il mondo intero.

L’artista molto spesso è un illuminato occasionale. Egli infatti. per poter captare la perfetta bellezza della realtà, deve accogliere in se stesso questa realtà e liberare quindi la propria mente da ogni schema separativo. Quando la mente è libera, il cuore naturalmente si colma di compassione; compassione per se stessi- viene abbandonato ogni auto-giudizio (è forse per questo che l’artista è spesso trasgressivo?)- compassione per gli altri perché ancora non sono in grado di vedere, e desiderio di comunicare loro la propria esperienza esaltante.

L’artista, attraverso l’ispirazione, vive questi momenti magici occasionalmente. In essi egli svolge lo stesso ruolo dell’illuminato: ti mette in presa diretta com lo Spirito.

Ama l’arte, ricercala, lasciati guidare dove essa vuole condurti perché è sicuramente un cammino di luce, dove non esistono diaframmi di odio e di ignoranza, e l’Unità perviene fino al livello sensoriale.

Oggi regala anche a te sguardi d’artista!

Dede Riva – NUOVE MEDITAZIONI QUOTIDIANE

LEGGETE DANZANDO, SE POTETE!

LEGGETE DANZANDO, SE POTETE!

Mi sono ispirata a delle frasi del grande Roberto Benigni…

Sperperate l’allegria… trasmettete la felicità… sorridete… amate… dilapidate la gioia… soffiatela poi in faccia alla gente… per essere felici bisogna provare dolore e patire… così troverete poi la felicità… la apprezzerete nella sua pienezza:)))))))))  non vi fissate su qualcuno o qualcosa… è tempo perso… la vita è una… non sprecatela… non permettete che ciò succeda. A volte mi scopro a canticchiare per strada… che devo fare? A volte capita… puntualmente mi scoprono ed io posso solo sorridere a mezza bocca e poi penso… e chi se ne frega… a continuo a canticchiare un pò più basso… potrei sconvolgere qualche animo rigido…

Danzate… sorridete… scatenatevi… non badate ai vecchi invidiosi… non potrebbero comprendere… baciate… lasciate impronte sui vetri… saltellate a piedi nudi… sentite il contatto del suolo freddo sotto i vostri piedi… uscite senza ombrello quando piove… dopo che avete ballato e cantato in modo possibilmente stonato,  buttatevi per terra in posizione d’angelo e guardate la vostra stanza da un’altra prospettiva… una nuova… e iniziate poi a guardare la vostra vita in questo stessa maniera e anche a chi vi stà accanto… da altre prospettiva… vedrete, il vostro mondo sarà diverso… non badate del giudizio delle persone chiuse… ottuse… tristi e frustrate… magari nel loro silenzio inizieranno a fare come voi… non salveremo il mondo, ma di certo lo vedremo in modo diverso… forse più bello o semplicemente buffo… ridete gente… ridete… che lo farò pure io con la bocca piena di cioccolata… mangiate ciò che vi piace, perchè la vita è fatta anche di questo… i piaceri… beh … il piacere per eccellenza è il mangiare… tutto inizia da lì e tutto si esaurisce là… dentro al frigo!…  alcuni ti cercheranno di sedurti e poi ti abbandoneranno senza un perche… ma il perchè c’è sempre… oppure proveranno a farlo e ti abbandoneranno lo stesso e tu rimani a metà…. in mezzo ad un ponte, non sai se proseguire o tornare indietro… in verità scappano perchè tu gli avrai colpiti e non sono pronti o hanno paura di innamorarsi… c’è una povertà d’animo nel mondo ed un’ avarizia di amore e di sentimenti che fà davvero paura… oppure chi lo fà… chi scappa è perchè è stato troppo abbandonato…non pensate troppo… tutte le volte che ho troppo pensato  ho fatto solo caos e guai… ho chiuse troppo porte… anzi me le hanno chiuse in faccia… ben mi stà… vivete con leggerezza nel limite del possibile… tanto la vita ti presenterà qualche pedaggio… ma funziona così… ma è bello comunque… si va avanti… si fanno esperienze… si conoscono altre persone… di belle e di squallide… ma nel mondo vi è spazio per tutti… magari il tempo li cambierà… ma non deve interessarmi ed anche a voi… chi deve vivere, vive altrimenti muore e tu non puoi cambiare nulla… non puoi cambiare le persone e cosa più importante non puoi cambiare te stesso… non cercare nemmeno, tanto sarebbe una fatica snervante, frustrante e soprattutto inutile….. ragionate…. se non vi piace il vostro lavoro… cercate nel limite del possibile di fare ciò che vi piace fare al di là di ciò che penseranno gli altri… la vita è una… a volte per tradizione familiare si tende a forzare senza dire… alcuni genitori fanno dei danni… cerchiamo di capire i nostri figli e rispettare la loro naturale inclinazione… un lavoro fatto con passione sarà Sempre un lavoro di successo… La felicità non è avere successo ma essere felici per quello che si fà è il vero successo…

Adri

 

“La Notte…”

“La Notte…”

Si dice che la Notte porta consiglio, per me è anche fonte d’ispirazione, di contemplazione, godo il silenzio, la calma, il fresco, l’odore della rugiada; è un momento di ristoro, di consolazione, di svuotamento, di pianto, di perdono, di catarsi… Il giorno nasconde tutto un pò per il suo ritmo galoppante, sempre di corsa, sempre impegnati, sempre a rincorrere chi sà quale obiettivo, chi sà quale meta. Di notte, invece, ci si ferma e si pensa e si respira, dove tutto si schiarisce e si recupera. Questa sarà una notte di quelle in cui mi fermerò a pensare, e darmi un ritmo più umano e più lento. A volte a causa dell’euforia di un momento speciale e singolare, si corre troppo e poi inciampi e ti fai proprio malissimo! Questa notte mi fermerò a respirare profondamente ed a sentire i miei battiti e Me… Sono solo pensieri, non fatti, sono parole, la notte fà dire cose strane senza senso, SURREALI, che solo il mio inconscio conosce. Domani, più tardi, sarà diverso. Dopo una notte come questa, in meditazione ed in preghiera, domani sarà per forza diverso! Sarà tutto più chiaro… Adriana Soares

Texto de apresentação da artista Adriana Soares, em Portugues, feito por Graça Montenegro. Julho, 2014, Roma.

Adriana Soares

Nascida no Rio de Janeiro, vive em Roma  desde seus 14 anos. Começou sua carreira no campo da Moda: jovem modelo, primeiramente; depois,fotografa. Trabalhou com Gianfranco Ferrè, Krizia, Alviero Martini, RaffaellaCuriel, Tombolini. Foi estudando Técnica de Fotografia, aperfeiçoando-se em Pòs-Produçao e Fotoretoque que preferiu dedicar-se às imagens artísticas.

Adriana descende de profissionais ligados às Artes e assim, habituou-se a viajar desde muito pequena. Sendo assim, era inevitável que desenvolvesse sua sensibilidade existencial,  a qual se torna, no cotidiano atual, cadavez mais voltada aos aspectos sociais dos povos e profundos da alma humana.

Os temas em torno de paisagen se paìses são centrais em suas obras: passa do fìsico ao onìrico, muitas vezes,complementando ou confundindo propositalmente aquilo que é extemporaneo ao ser,bem como atingindo suas entranhas. E muitas vezes, enfoca seu pròprio universo interior, como procede no tema “Infancia”.

Curioso é notar como a artista aprumourecordaçoes e imagens da menina carioca que foi, passando rapidamente a uma adolescência italiana, não somente em representaçoes de um passado pleno de nostalgia, mas apontando elementos-chave para evocar (através de simbologia) os arquétipos femininos infantis, agora relidos com interpretaçao de adultaitalo-brasileira.

No trabalho atual, Adriana retrata a infância do ponto de vista materno: evidencia, através de jogos deluzes e sombras, a beleza do corpo feminino ao acolher nova vida. Como técnica,rotula sua ação criadora de “Soul PhotoDigiPaintingArt” . Nestes meses de verão europeu, suas obras estão presentes na “Triennale di Arti Visive di Roma”, no contexto de “Geometrie Riflesse”.

Texto de apresentação da artista AdrianaSoares, em Portugues, feito por Graça Montenegro.

Julho, 2014, Roma.

“Dai tatuaggi a Sky, dalla fotografia alla poesia: Gabriele Micalizzi”

schermata-10-2457676-alle-16-30-19Secondo Vilém Flusser, il fotografo  è simile al cacciatore nell’atto di compiere un agguato per ghermire la preda.Esso si muove furtivamente, combinando tecnica e fantasia. Questa è l’idea della fotografia. Gabriele Micalizzi, vincitore del primo talent europeo sulla fotografia, Master of Photography su Sky Arte, è degno esponente di questa espressione. Fotografo, 32 anni, ha due figlie, fa il tatuatore dall’età di 19 anni; dotato di una simpatia a dir poco contagiosa, è una persona intelligente, instancabile, fiera delle sue origini proletarie, riguardo alle quali ripete sempre con la sua cadenza da ragazzo di strada “Io sono classe operaia”. Fotogiornalista, dopo il diploma in Belle Arti, ha iniziato nel 2004 la professione collaborando con la News Press Agency di Milano. Dal 2010 ha ritratto la rivoluzione delle magliette rosse a Bangkok, successivamente la Primavera Araba in Tunisia, Egitto e Libia. In questi anni, ha poi continuato a lavorare in Medio Oriente, seguendo le tensioni politiche a Gaza e a Istanbul, oltre alla crisi economica Greca. Tra le testate con cui ha collaborato figurano New York Times, New York Times Magazine, New Yorker, Newsweek, Espresso, DRepubblica, Repubblica e molte altre.

A “Master of Photography” su Sky questo inverno, ti sei distinto per aver dato qualcosa in più ad ogni prova. Questa particolare sensibilità  è il risultato del tipo di lavoro che fai o ha radici più profonde?

“La sensibilità è una cosa che non scegli. 
Un po’ come dice Jep nella Grande Bellezza. 
Mi ha sempre appassionato l’arte, sono molto appassionato di pittura,
 ho sempre disegnato molto e cercato ispirazione nei grandi autori.
 Ma essendo una persona molto istintiva la fotografia è il media che più mi si addice.
Sono cresciuto in periferia, case popolari e cortile al centro a giocare a pallone, questa la base della mia infanzia.
 Mia sorella faceva l’artistico, è lei che mi ha mostrato i primi libri e tavole.
 Sono rimasto subito affascinato dalla potenza dell’immagine.
Quindi per riassumere, un ragazzo sensibile cresciuto in un ambiente ostile.
Se penso a ciò che faccio ora è esattamente lo sviluppo di questo pensiero.
Racconto la vita di persone che vivono in situazioni di disagio.
Lungo il percorso educativo ho avuto molte persone che mi hanno spronato ad andare avanti approfondendo l’esigenza di esprimere quello che sentivo.
Il lavoro è una parte importante della nostra vita, perché passiamo praticamente quasi metà della nostra esistenza a svolgerlo.
Ho sempre fatto mille lavori diversi, ma sentivo comunque l’esigenza di buttar fuori, di creare qualcosa…
Per un periodo ho vissuto in Australia, un posto incredibile, surf, avventura, vita spensierata, ma ad un certo punto 
sentivo come un vuoto, era tutto nuovo non c’era un edificio con un po’ di storia non trovavo la cultura intorno a me.
Come invece succede in Italia, che anche nel paesino più’ sperduto si trova la testimonianza della storia e della cultura estetica.
Per molti anni tamponavo questa voglia facendo la notte i graffiti,
che aveva anche la componente adrenalinica che soddisfaceva in pieno le mia necessità. 
Dopo, sono passato al tatuaggio in cui il contatto con il supporto, la pelle, era viscerale, primordiale e indelebile.
Poi, alla fine, sono arrivato alla fotografia, che mi dava quel risultato quasi immediato che mi saziava.
 E avendo la fortuna di lavorare con tanti fotografi interessanti mi ha motivato a concentrarmi principalmente su quest’arte”

Con grande sorpresa ho scoperto che eri un fotoreporter. Raccontami un po’ di te: le tue origini, come è nata questa passione.


“Io direi che sono un fotoreporter, visto che faccio questo per vivere, e ti scrivo dalla Libia.
 Al liceo scoprii la camera oscura, in quel mood da sottomarino sovietico in cui, con procedimenti di pura alchimia, davi vita ai tuoi ricordi, sono andato giu’ di testa.
Il Liceo che frequentavo era molto particolare, L’ISA di Monza, praticamente un accademia d’arte pratica..molti laboratori.
Ero un ragazzo abbastanza agitato e grazie al mio professore Flavio Pressato che mi teneva li piuttosto che vedermi in giro a fare le tarantelle,
passavo le mattine a stampare invece che seguire le altre lezioni.
Mi ricordo che il frigo della camera oscura era pieno di pellicole,carta e salami…
Dalla camera oscura ho fatto venti metri e sono andato nella biblioteca della scuola,  li ho visto i primi cataloghi dei grandi fotografi di guerra.Vedere quei posti esotici lontani, quelle situazioni estreme ed adrenaliniche…. mi hanno fatto immaginare e respirare l’avventura.
Cosi’ decisi che quella era la mia strada, e da li ogni giorno ho investito tutto il mio tempo ed energie per trovare il modo di avvicinarmi a questo mondo”



Perché hai voluto partecipare a questo talent televisivo? Non è  in contraddizione col tuo lavoro?


“Guarda, tutto è nato dal secondo posto in un concorso molto importante che aveva come tema la Libia.
Mi servivano soldi per finanziare questo progetto, allora un’amica mi parla di MOP, e quando ho visto la cifra in ballo ho subito mandato la candidatura.
Mi hanno chiamato due giorni dopo per dirmi che ero stato selezionato.
Da li molti mi hanno incominciato a fare discorsi di etica e altri improbabili motivi per il quale io non dovessi partecipare.
Ma grazie a Dio ho sempre pensato con la mia testa.
E’ impossibile fare qualcosa che possa piacere a tutti, io ho partecipato appunto perché era la prima edizione e quindi sperimentale.
Secondo me è stata una bella sfida utilizzare un format di intrattenimento per fare cultura fotografica.
Lo scopo è nobile, rendere la fotografia più popolare, perché di solito, purtroppo, è un ambiente molto autoreferenziale.
E posso dirti che a livello personale il confronto arricchisce sempre, soprattutto in questo caso..
Poi lasciamo discutere chi ha tempo di farlo, io devo fare le foto. Perchè sarebbe in contraddizione con il mio lavoro? 
Io di lavoro riporto i fatti cercando di raccontarli al meglio con una visione comprensibile a più gente possibile.
Mi hanno chiesto di fare delle fotografie non degli spaghetti.
Che comunque faccio benissimo…(ride)”

screen-shot-2016-09-09-at-00-57-39-copia
s1020777
roa160624546bw
Egypt_Clashes in Tharir Square
mig201104h_2011264
amazing0
UKRAINE.22/2/15.Near Pervomaisk. Front line of Kolobok.  Prisoners exchange.
05mig2014g_7303434
Previous
Next

E’ stata un ‘esperienza significativa? Cosa ti ha lasciato ?

“E’ stato affascinante fare un programma, stare dietro alle quinte e capire il meccanismo.
A livello fotografico, è stato stimolante in quanto le persone che mi giudicavano erano molto lontane dalla mia fotografia.
Ma sono comunque riuscito a fargli notare la mia visione.
Quindi mi ha dato tanti spunti su cui meditare, non si può essere permalosi quando qualcuno giudica un prodotto fatto per comunicare,
anzi è proprio il confronto il punto di partenza.Comunque, si trattava di andare in giro per l’Europa e fare foto, quello che praticamente faccio sempre.
Altra cosa importante è stata che grazie a questo programma, mia nonna ha finalmente capito che lavoro faccio. A parte 150.000 euro mi ha lasciato degli amici e delle conferme”

Si dice che il tuo mestiere è più vicino a quello di un artigiano, per la sua utilità diretta assicurando un servizio pubblico. Hai il dovere di informare nonostante tutto, sfuggendo a mille insidie. Consideri una missione la tua o un semplice mestiere che qualcuno deve pur fare?

“Io sono cresciuto in una bottega di fotogiornalismo. 
Io l’ho sempre considerata una missione e non un semplice lavoro.
Molte volte,mi piace pensare che noi reporter non lavoriamo per i giornali ma per la storia.
Poi, da quando ho perso il mio caro amico e collega Andy Rocchelli in Ucraina sono ancora più motivato.
 Con altri reporter stiamo cercando di concepire un sistema per tutelare i reporter e farli diventare una rete.
 Di metterli in connessione tra di loro per essere sempre di più indipendenti e liberi”

Per te la fotografia deve essere viva, reale o foto d’autore?

“Considero la fotografia come un fluido, che si adatta all’output che si sceglie.
Non si può dare una connotazione d’identità a una fotografia se prima non si ragiona sul dove l’abbiamo trovata.
Mi piace vedere un filo conduttore nel lavoro di un autore, infatti portare avanti delle tematiche e uno stile 
coerente, è la prima cosa che consacra uno sguardo d’autore.
Anche se la grande sfida è far parlare i tuoi soggetti senza importi troppo su di loro.
Quindi ascoltando e non parlando di loro. 
Sono molto affascinato dal binomio di contrapposizione del surrealismo che questa arte riesce a creare mantenendo comunque una solidissima base documentaristica.
A volte, la fotografia troppo concettuale la reputo artificiale e gelida, quindi lontana dai miei gusti”

Hai un fotografo in particolare a cui la tua arte si è ispirata?


“Non ho riferimenti fotografici ma pittorici.
Il classico da Caravaggio,Jan Van Eyck, Velasquez, Boccioni,Pollock,Juan Gris,M.C Esher,H.R. Giger..lista infinita
.Ma apprezzo molto anche la street art, e, cosa che ultimamente mi affascina, il videogame.
Ho collaborato con Leonard Menchiari al progetto Riot Simulator, 
penso che anche le esperienze di vita stiano contaminando fortemente la mia fotografia.
E il cinema mi ha totalmente plagiato per quanto riguarda lo story telling.
Nei miei progetti ci sono tantissimi richiami e citazioni, sia nelle tematiche sia nel modo di mostrarle.”

Tu sei un soldato disarmato, che imbraccia un’arma che non  “tira” ma “prende”. Ti consideri tale? Cosa provi mentre scatti? In quell’attimo sei lì con tutte le tue emozioni o ti scolleghi da esse?

“
Non sono un soldato sono solo un testimone del nostro tempo.
La macchina fotografica è l’unica cosa che c’è tra te e la realtà.
A volte può essere uno scudo con il quale ti ripari a volte qualcosa che amplifica le emozioni.
A me capita che quando guardo una scena molto intensa attraverso la macchina fotografica, il resto cala di volume.Rimane solo quel rettangolo di attenzione dove sta succedendo qualcosa, e nella mente lo scomponi tutto.
Il silenzio è come se il tempo si fermasse o andasse al rallentatore.
Vedi i piani, si distacca lo sfondo dai personaggi, un effetto di realtà aumentata.
Invece, a volte, quando ciò che inquadro è atroce, capita che, come successe a Gaza, mi ricordo che stavo fotografando una pila di bambini maciullati,
ti scolleghi, lo sguardo diventa oggettivo, decontestualizzando la scena,
privandolo di emozione e vedi solo forme, colori e forme senza giudicare.. senza lasciarti turbare.
E’ un istinto di autoconservazione credo, almeno a me capita in questo modo.
Specialmente in guerra,diventi parte di questo grande teatro del conflitto,
anche tu hai il tuo ruolo, diventi parte della scena con il tuo personaggio.
Fare fotografie in quel momento
 è l’unica cosa che legittima la tua presenza per te stesso e per gli altri”

 

http://ilgiornaleoff.ilgiornale.it/2016/10/14/221542/

schermata-10-2457676-alle-16-30-19