da “Pensieri sparsi e poco ordinati” 2018 e da “Presenze invisibili a Quixada” 2019 di Adriana Soares
voce narrante: Carolina Zaccarini
La voce di Carolina Zaccarini dà respiro a queste parole, trasformando l’intimità in ascolto condiviso.
Un invito a prenderci cura – con lo sguardo, con la voce, col cuore, con la “presenza.”
Un video racconto poetico scritto da Alessandro Vettori e narrato dalla voce intensa di Carolina Zaccarini.
Quello sguardo
che si interroga sul mondo,
i silenzi si moltiplicano,
nulla afferra,
alcuna risposta giunge
da quei sentieri abbandonati dai ricordi più vividi,
l’unica certezza
è l’abbandono dell’uomo,
che da orfano, abbandona a sua volta
e così
all’infinito.
L’eternità
accoglie il nostro pensiero
con una promessa
vana ed ineluttabile di noncuranza…
Oltre allo sguardo
una dolce anima leggera va,
vaga
per sentieri
colmi di speranza
di cose incomprese,
dimenticate,
senza colore,
guidata dal suo ricordo,
in cerca
di una risposta alle sue domande,
semplici e infantili.
di Adriana Soares
voce narrante: Carolina Zaccarini
L’inquietudine permane
a chi vince la sfida.
Se l’ultima croce fa ombra alla vittoria,
anche il vincitore piange
e dalle sue lacrime,
nemmeno una nota di sollievo.
L’ultima vittoria cantata,
resta quella di chi,
ha vestito la croce.
Dalla grandezza dell’universo,
un micro mondo prende respiro,
pulsa,
scalcia,
vibra.
Contemplo la sua bellezza,
la sua grandezza dal buco di una serratura.
Tendo un occhio verso il microscopio,
l’altro verso il telescopio,
vedere,
guardare,
osservare,
assaporare ciò che non può esser visto,
stupore,
dolore,
mistero della ricerca di quel senso di felicità
che non si scorge mai al momento giusto,
solo quando essa viene scansata dal silenzio.
In questo silenzio sfacciato,
che macchia la bocca e la pelle,
ora si dissolve in un mare di stelle.
Lì, dove la criniera si colora di onde e cieli,
un leone emerge dalle vette.
Lo abbracciano con ginestre gialle accese,
rossi papaveri e verdi pensieri.
I suoi passi battono il ritmo
ad un cuore che spera.
La brezza gli sussurra.
I raggi del sole sono promesse.
Ascolta il battito.
È il tuo, mentre attraversi il sogno.
Sei tu che, scalando le cime,
impari a ridere,
amare ed a nuotare.
Tufati nel mare dalle cime.
L’acqua lava le ferite.
Ecco la luce.
Apri gli occhi.
Lascia che la strada ti porti via.
Vedrai la città accendersi.
La luna bagnerà̀ ogni cosa.
L’Alba bacerà̀ il cielo,
rivelerà̀ ogni angolo dimenticato.
Ciò̀ che si mostra sorprenderà̀ tutti.
Non per il suo essere esotico,
ma per ciò̀ che è stato occultato,
si scontrerà̀ con l’ovvio.
Adriana Soares
Nel mio cuore si intrecciano voci antiche.
Racconti scritti nel sangue.
Nei tramonti e nella danza silenziosa delle stelle.
Sono il custode di segreti mai pronunciati,
il ponte tra terra e cielo.
Ruggisco e sussurro.
Esploro i miei passi nelle praterie incendiate dal sole.
Nei labirinti.
L’ombra intessuta nella natura,
tra i ricami verdi delle foglie e i canti nascosti degli uccelli piumati,
creature del sogno.
Io non muoio,
io sono il ciclo che ricomincia,
sono il respiro infinito che anima il creato.
In me si rivelano i colori della vita,
gli ori scintillanti dei gambi,
le piume iridescenti,
i veli blu notte degli abissi senza fine.
E così alla fine, mai finito.
Conduco la mia anima verso l’eterno,
una cavalcata luminosa tra l’invisibile e la verità,
un ruggito che diventa brezza,
mentre il mondo canta piano il mio nome,
svanisco nell’anima immortale della foresta.
Adriana Soares
Poter fluttuare guardando il cielo,
con gli occhi pieni
e la bocca aperta.
Stupore e leggerezza.
Colori in tutte le note del silenzio,
ascoltando quella voce,
ammirando i suoi colori.
Adriana Soares
Ogni giorno mi preparo,
velocemente a ritroso,
per lasciare questo mondo.
È un obbligo,
una condizione umana.
Eppure,
non si accetta la certezza dell’inevitabile,
ci si aggrappa disperatamente
alle punte degli acumi delle pietre spezzate,
sui rovi arrabbiati,
crudeli,
invidiosi.
Ecco l’illusione di farcela a sopravvivere a me stessa,
mi lego a cose materiali e colorate,
poi cosa porterò con me,
se non il ricordo nell’oblio di chi mi avrà in mente.
Fino a quando,
anch’esso non sarà polvere.
Adriana Soares
Un tempo circolare,
un flusso tra coscienza e incoscienza.
Motore portante di immagini inconsuete,
apparentemente involontarie,
vive sotto e sopra tutte le cose,
un tempo sotto traccia.
Un’ossessione,
l’idea della fine ultima,
l’entropia.
Il tempo sopravvivrà al futuro.
Alla fine stessa,
un frammento sarebbe capace di restituire la sua potenza.
Tempo immobile.
Scandito da un ticchettio.
che fluisce,
che scandisce la nostra vita.
Un obiettivo di una macchina fotografica.
Aperto per anni,
immobile,
paralizzato.
Un sospiro mancato.
Da lì, confluisco gli avvenimenti,
ne sono la testimone.
Le emozioni che hanno caratterizzato questa vita,
si fondono in un unico fotogramma,
in un’immagine sfocata,
confusa,
smarrita.
Adriana Soares
Vai cercando un’idea di bellezza,
di sublimazione,
dove ogni cosa vive,
ti prende.
Ogni elemento fa parte del tutto
ed il tutto, esplode
e porta via l’ovvio.
Resta un soffio di vita audace,
caldo,
sincero.
Resterà quel sorriso accogliente,
adorante.
E l’anima rimarrà bella,
pura,
leggera,
che va;
scivolerà tra energie,
colori,
note,
dove ogni opera, si compirà al suo passaggio,
dove ogni amore, troverà sinceramente il suo compimento.
L’infinito sarà unico.
Sarà perfetto.
Volgiti verso la luce come il girasole,
oltrepassa la luce,
diventi luce,
espandi te stesso,
lì,
troverai l’Uno a te tanto caro.
Si squarcia il cielo,
un raggio di sole,
un sorriso aperto.
Vero.
Chiudo gli occhi.
Vedo finalmente.
Adriana Soares
IN ATTESA
In attesa.
Io guardo.
Vedo il mio cammino battuto da terra brulla. Gelida.
Incorniciato da siepi aggrovigliate,
da rovi ispidi.
Tinti di oscurità,
di paura.
Aspetto la primavera.
Il suo tepore.
Lo sciogliersi del ghiaccio.
Il verde vestire degli alberi.
Il germogliare della speranza.
Il canto degli uccelli.
Il colore.
Il battito d’ali.
Adriana Soares
Aria,
mare,
sole.
Li porterò̀ con me.
Il profumo del mare,
la carezza del vento
che scompiglia i capelli,
i pensieri.
La sabbia calda che avvolge i piedi e le dita.
Solleticando,
ticchettando.
Custodirò̀ il sole con me
Per quando tornerà̀ il freddo.
Adriana Soares
CHI PUÒ NUOTARE
Chi può nuotare, volerà,
vivrà a lungo. Chi non vola, non nuota
e muore.
Adriana Soares
Scrivere diventa come uno specchio dove non si può smettere di guardare. Il mondo si presenta arido, senza speranza, pieno di desideri e di bisogni più o meno palesati, spesso sottotraccia, per convenzione o opportunismo. Non si può vivere accontentandosi di sopravvivere, perché abbiamo bisogno di sapere chi siamo, di essere consapevoli che a volte ci si trasforma, e questo va accettato per salvarci da soli, perché il peggiore dei giudici siamo noi e per essere salvi ci si deve perdonare.
Da “Presenze invisibili a Quixadà”, di Adriana Soares, letto da Carolina Zaccarini.